Client-Cenetred/experiential practice with parents and infants
Di C.F. Zaccaria Boukydis
Brown Università Medical School. Providence R.L. U.S.A.
Traduzione di Laura Talamoni
Sto lavorando allo sviluppo di un modello di consulenza sulla relazione genitore-neonato che deriva dalla teoria centrata sul cliente/esperienziale e che integra la ricerca sulla comunicazione non verbale tra i neonati e i loro genitori. In questo capitolo verranno evidenziate alcune delle situazioni in cui questo approccio è rilevante e verranno discussi alcuni dei principi di consultazione.
Basi teoriche
La ricerca sulla comunicazione non verbale tra genitori e neonati ha fatto molto per chiarire gli schemi sottili o le sequenze di interazione che si verificano. Gli osservatori dell’interazione genitore-neonato hanno chiamato questo scambio ‘il dialogo comportamentale’ (Bakeman & Brown. 1978): entrambi i partecipanti passano attraverso cicli di attenzione e disattenzione e nel tempo modificano il loro comportamento per promuovere livelli ottimali di attenzione (Tronick, Als, & Brazelton, 1980; Condon & Sander, 1974; Stern, 1971, 1985). L’alta attenzione promuove l’apprendimento sociale, lo sviluppo cognitivo e la consapevolezza di sé (Thoman, 1975). I neonati sembrano godere nel ricevere risposta congiuntamente alle loro azioni e questo tipo di scambio porta ad una precoce consapevolezza del rapporto tra sé e l’altro: così come a promuovere la sensazione di efficacia (Goldberg, 1977) nell’essere in grado di avviare e sostenere un discorso interpersonale.
Dal punto di vista della comunicazione non verbale e della consapevolezza sensoriale, il rapporto non è solo sperimentato su modalità visive e verbali, ma con tutti i sensi, compreso gusto, olfatto e tatto. Perciò, il ‘conoscere’ che si sviluppa per entrambi, neonati e genitori, deve essere basato su informazioni integrate anche da queste modalità sensoriali. Il rapporto genitore-neonato, basato su tutti i sensi, può riportare i genitori indietro ad un’esperienza più essenziale o basica di sé e può richiamare i primi ricordi sia come un livello di conoscenza esplicito, sia come un livello implicito ‘percepito nel corpo’ (felt in the body). Ciò che è percepito, è percepito nel corpo, ad un livello al di sotto della consapevolezza ordinaria: precedente rispetto alla distinzione tra corpo e mente. Questo tipo di consapevolezza può essere molto intensa. È qui che diviene importante una prospettiva sviluppata dalla teoria centrata sul cliente/esperienziale. Siamo interessati al rapporto tra l’osservabile” e il “percepito” nella relazione.
Il contesto di consulenza
All’interno del contesto di consulenza, ci viene chiesto di affrontare una serie di preoccupazioni dei genitori, in cui le difficoltà derivano da problemi di gestione (alimentazione, sonno, tipi di pianto); da problemi dovuti ad un mancato incontro tra le personalità del genitore e del bambino; da problemi dovuti al comportamento o al temperamento del neonato o problemi dovuti alla percezione del genitore rispetto al neonato e al loro rapporto. Dalla prospettiva centrata sul cliente/esperienziale, diremmo che la relazione una struttura limitante: le naturali tendenze auto-correggenti del genitore e del neonato non stanno funzionando e vengono ripetuti alcuni cicli di comportamento disfunzionali.
Il processo di metaforizzazione
Il nucleo del lavoro di consulenza parte da una comprensione del “processo di metaforizzazione”. Nel processo di metaforizzazione, le parole, le immagini o le sensazioni del corpo hanno una particolare relazione interattiva con il Felt Sense preverbale. Nel contesto della consulenza sul rapporto genitore-neonato, noi consideriamo le parole, immagini, sensazioni, il “comportarsi del partner” come potenziali metafore di un’esperienza preverbale percepita. Pertanto, il comportamento del bambino può essere una metafora per l’esperienza del genitore e viceversa.
Come vedremo, la consulenza rispetto al rapporto genitore-neonato porta l’accento sulle situazioni in cui i genitori possono portare l’attenzione alla loro esperienza preverbale percepita “nella” relazione, possono impegnarsi nel processo di metaforizzazione, e possono compiere passi che alla fine possono portare a cambiamenti di percezione del rapporto, alla sensazione di auto efficacia come genitore, e a cambiamenti nelle strutture o nei modelli di interazione con il loro bambino.
Opportunità di consulenza
Come psicologo che lavora spesso ambienti interdisciplinari, ho l’opportunità di integrare i principi pratica centrata sul cliente/esperienziale sia nel lavoro in corso con i genitori e neonati, sia nello sviluppo di nuovi servizi. I contesti più tipici per integrare i principi in un servizio esistente sono:
1. valutazioni strutturate in cui i genitori osservano una valutazione neurocomportamentale, comunicativa, o del temperamento del loro neonato;
2. valutazioni standardizzate dell’interazione genitore-neonato in cui il genitore e l’infante interagiscono liberamente o sono impegnati in un compito strutturato;
3. terapia interazionale del gioco in cui l’attenzione è posta sui problemi parentali nella gestione/ o modelli disfunzionali di interazione dovuti a percezioni errate del genitore, al comportamento del neonato, o entrambi;
4. formazione dei professionisti clinici di salute mentale rispetto alle consulenze genitore-neonato;
5. consulenze con i gruppi di auto-aiuto tra genitori;
6. laboratori in gruppo;
7. presentazioni ai media
Principi della consulenza dalla prospettiva centrata sul cliente
Rispetto per l’esperienza dei genitori
Qualsiasi forma di consulenza inizia con il rispetto per l’esperienza dei genitori e per la loro attuale modalità di rapporto con il loro neonato. Ciò significa che la consulenza inizia da ciò che il genitore definisce essere il problema, e che il compito durante la consulenza è, se necessario, quello di aiutare il genitore a guardare il proprio comportamento da una diversa prospettiva “evoluta-internamente”, al fine di espandere le proprie opzioni per gestire i problemi.
Ci sono molti casi che stiamo provando a risolvere dove le difficoltà possono scaturire dal neonato, dal genitore, o derivare da un mancato incontro tra le due personalità. Piuttosto che definire dove “è il problema” dall’esterno della relazione, la consulenza prevede ascoltare il genitore, aiutandolo a entrare in contatto con il proprio Felt Sense della relazione, e grazie a questo processo, ad escogitare nuovi passi in relazione a sé stesso e al proprio bambino
In molti paesi occidentali, a causa della maggior separazione tra i genitori e la famiglia estesa, molti genitori hanno meno occasioni di contatto con i neonati e la loro cura, sono meno sicuri della loro capacità e sono più suscettibili all’influenza (esterna) – in particolar modo a quella dei mezzi di comunicazione (articoli, riviste, programmi sulla genitorialità) rispetto a com’è essere genitori. I genitori possono ricevere molti consigli e avere poche opportunità di ascoltare sé stessi o di trovare le loro proprie basi rispetto ai consigli stessi. Pertanto un principio importante nella consultazione è quello di trovare modi per fornire l’opportunità di ascoltare i genitori e aiutarli a sentire se stessi – rafforzare la loro propria voce, distinta dalle voci esterne, su come essere genitori.
Migliorare l’autoriflessione del genitore
A partire dalla prospettiva centrata sul cliente/esperienziale, uno dei principi principali è quello di trovare modalità per aumentare l’auto riflessione, per aiutare i genitori ad ascoltare sé stessi per instaurare un dialogo efficace con un essere preconcettuale (Gendlin, 1962, 1964, 1969, 1981).
La sezione seguente descriverà un certo numero di modi in cui questo processo può avvenire. È usuale incoraggiare i genitori a questo tipo di attenzione durante l’interazione reale con il loro bambino, o mentre osservano videocassette di interazione. Il processo generale di base è quello di cominciare con l’esperienza percepita dell’interazione, percepire le sensazioni e chiarirle, mettere a fuoco l’esperienza implicita percepita, creare metafore; ed eventualmente come distanziarsi dall’interazione, e concettualizzare possibili diverse strategie per relazionarsi.
Gli sforzi per capire il processo del neonato
Il comportamento può essere visto nel contesto del suo intento comunicativo, in relazione ai processi interni di autoregolamentazione (del neonato), e come indicatore di maturazione dei suoi processi di sviluppo. Ad esempio il succhiare il pollice. Visto dall’esterno, il bambino sta manifestando il comportamento di cercare di portare il pollice o le dita in bocca. Potremmo dire che questo comportamento comunica il desiderio di succhiare, e portare il pollice al viso. Tuttavia, come funziona questo comportamento per il bambino? Possiamo vedere la suzione del pollice come un tentativo di auto-consolazione e grazie a questo sforzo, stabilire una suzione ritmica al fine di ottenere l’equilibrio omeostatico.
La suzione è collegata ad un migliore coordinamento della respirazione, ad un collegamento più stretto tra respirazione e frequenza cardiaca, ad un utilizzo metabolico di ossigeno più efficiente, al rilassamento muscolare e così via. Inoltre la capacità di portare il pollice o le dita alla bocca e di tenerveli, riflette i cambiamenti di sviluppo nella maturazione neurale e nel coordinamento motorio.
I genitori hanno una consapevolezza intuitiva di queste diverse dimensioni del comportamento, ma nel processo di consulenza, le dimensioni sono espresse e rese esplicite in una continua interazione. Ci sono parallelismi che sorgono tra gli sforzi del bambino di auto-regolamentarsi, e gli sforzi del genitore di gestione per raggiungere un equilibrio interno, e un equilibrio omeostatico nel flusso della relazione in corso.
Ci sono anche casi in cui gli sforzi del neonato di autoregolarsi precedono i tentativi genitoriali di staccarsi da una interazione tesa, che alla fine portano il genitore a focalizzare o riflettere su di sé.
Ci sono momenti in cui i genitori sperimentano un certo comportamento, specialmente il piangere, come se fosse “fatto” a loro: “il suo pianto mi infastidisce, lui mi infastidisce, sta cercando di darmi fastidio.” Questi sono esempi della limitatezza delle strutture nell’interazione.
Avendo la possibilità di “GET OUTSIDE” “uscire” dalle interazioni problematiche con il loro bambino, ma tuttavia sentire, i genitori sono in grado di distinguere e recuperare la questione di ciò che può essere appreso da questa sensazione molto intensa. Come già indicato, una dimensione che evolve da questo processo è ciò che il loro bambino sta facendo “per” loro stessi, un po’ diverso dall’effetto che ha sui genitori.
L’analogia con il Focusing, o riflessione su di sé, è importante. Facendo riferimento al Felt Sense della relazione, o dell’evento interattivo, i genitori utilizzano questa conoscenza preverbale implicita come una guida su come fare passi concreti volti al cambiamento nella relazione. Il consulente agisce da partner esterno per coloro che possono “cadere” in queste sensazioni, aiutandoli a sviluppare la capacità di imparare dal felt sense e ad entrare semplicemente in contatto con quella parte di sé che si fa domande in modo amichevole/amorevole al di fuori delle sensazioni, quelle sensazioni relazionali che emergono dal “tra” o “Non-separatività” tra genitori e figli.
Osservando gli aspetti comunicativi, di autoregolamentazione e di sviluppo del comportamento, siamo portati a considerare come questi aspetti del comportamento si riferiscono al senso di sé in via di sviluppo nel neonato. Possiamo chiederci, dato ciò che sperimentiamo, che cosa lui/lei può sentire? – come questo comportamento è in relazione ai processi di auto-regolamentazione? – e come questo comportamento conferma o viola le aspettative su chi “dovrebbe essere” questo bambino?
Un altro caso in cui il Focusing o la riflessione di sé è utile, è quando la rottura nel rapporto fra il genitore e il neonato può essere dovuta a cambiamenti qualitativi nello sviluppo dell’infante. Si tratta di periodi come quello del “cambiamento biocomportamentale” in neonati di 2-3 mesi dove vi è una grande riorganizzazione nei processi fisiologici e dove molti neonati, che fino a quel momento sono stati relativamente prevedibili nei modelli quotidiani di veglia, alimentazione, pianto, ecc, diventano molto meno prevedibile e con comportamenti labili. È nei periodi di cambiamento qualitativo, o per la sua rapida maturazione del bambino, che il rapporto può perdere l’equilibrio. L’esperienza di questi periodi può essere di disturbo per alcuni genitori, e possono vivere i cambiamenti prendendoli in modo personale come dimostrazioni della loro incapacità di essere un genitore efficace o come momenti in cui qualcosa di personalmente dirompente viene fatto loro dal loro bambino. In questo contesto, il Focusing è internamente autocentrante per i genitori: sono in grado di cambiare il loro “stato interno” o le percezioni fisse della relazione e rispondere con una più ampia gamma di opzioni o di adattamenti creativi al nuovo comportamento e alle nuove capacità del loro neonato.
Riflessione comportamentale
Come indicato, nella comprensione del processo di metaforizzazione, sia il “comportamento” del neonato che del genitore (gesti, suoni, espressioni facciali, movimenti del corpo e postura) e lo “stato” (sonno profondo, allerta attiva, fino al piangere) può essere una metafora della esperienza in corso. Nello sforzo di comprendere l’esperienza conforme agli atti comunicativi di un neonato e agli stati autonomi, i genitori imparano ad ascoltare i segnali espliciti e impliciti. Con uno sforzo concordato nel processo di consulenza, per assistere e riflettere attivamente gli atti/stati del loro neonato, i genitori diventano consapevoli anche dei loro propri sentimenti e delle domande di fondo rispetto a chi ha iniziato che cosa; da chi sono scaturiti i sentimenti; quanto viene da sé, quanto viene dal bambino e quanto sorge sinergicamente nel “tra” (nell’interazione tra i due).
Mentre nell’interazione quotidiana, i genitori non possono essere consapevoli del principio del rispecchiamento del comportamento, ci sono casi, come le violazioni delle aspettative, dove i genitori notano un disadattamento, o dove il comportamento o lo stato autonomo del loro neonato sono una metafora per l’esperienza disagevole del genitore stesso. Ad esempio: un genitore nel “paradigma faccia a faccia” (Tronick, als, & Brazelton, 1980), che viene utilizzato per osservare l’interazione faccia a faccia tra genitore e neonato, mantiene il suo volto fisso e il neonato mostra diffidenza ed uno sforzo accelerato della gestualità, vocalizzazioni e espressioni facciali. C’è stata una violazione delle aspettative: il neonato cambia comportamento, e il genitore nota il cambiamento.
Durante la consulenza, l’attenzione al rispecchiamento del comportamento avviene osservando l’interazione e relativi commenti, o chiedendo a un genitore come si sente durante eventi particolari, mentre guarda la registrazione di una interazione, o durante gli esercizi che mettono in evidenza il punto che viene rispecchiato questione di ciò che è rispecchiato, e la metaforizzazione dell’esperienza genitoriale e ciò che è la metafora dell’esperienza dei genitori.
Portare attenzione alla non-separazione
Fino a qui ho parlato del fatto che c’è un’esperienza percepita nell’interazione e il comportamento può riguardare o metaforizzare l’esperienza percepita. I genitori a volte rivolgono l’attenzione a questa esperienza percepita con incertezza, rispetto sia “verso chi” o “da chi” queste sensazioni emergano. In questo momento, portare l’attenzione all’interno al Felt Sense nel proprio corpo, è analogo a portare attenzione alla non-separazione.
L’enfasi sulla metaforizzazione automatica e l’importanza sia del comportamento del neonato che del suo stato come metafora dell’esperienza genitoriale, è collegato ad un’energia percepita nel corpo che sembra emergere sinergericamente, quindi non solo dal genitore o dal neonato.
Questa esperienza a volte può disturbare o può condurre, come abbiamo visto, ad attribuire il disagio del genitore al comportamento del neonato o al suo stato, o viceversa a dare la colpa al comportamento o allo stato del genitore come causa del disagio del neonato.
Con i principi derivati dal Focusing esperienziale e, talvolta, da esercizi strutturati, i genitori sono invitati a cambiare la loro interazione, a mettere da parte i loro modi usuali di concettualizzare, portando attenzione al Felte Sense nel corpo e a notare le metafore che emergono. I sentimenti dei genitori e le metafore vengono rispecchiate o forse sembrano necessari ulteriori passi di Focusing. I cambiamenti che avvengono si sentono meglio nel corpo, e danno nuova energia per lavorare su soluzioni attive nella relazione, consentono la nascita di una nuova prospettiva su “chi sta facendo che cosa”, modificano il limite della struttura, e probabilmente sbloccano la fusione delle personalità. Per esempio, la rabbia parentale tende a muoversi verso l’esterno e verso l’interno allo stesso tempo: “Sono frustrato con il mio bambino. Sono frustrato con me stesso” – “Lui (il mio bambino) è proprio come me, lui è bloccato proprio nel modo in cui lo sono io.”
Con l’attenzione del Focusing, rivolta verso l’interno e osservando l’interazione, alla fine diventa più chiaro “chi sta facendo che cosa” nell’ambito delle interazioni complesse, e i genitori possono notare la personalità del loro neonato e il suo comportamento nel contesto dell’autoregolazione del bambino stesso e le (sue) tendenze di espressione di sé.
Riconoscere le strutture limitanti
Le relazioni genitori e neonati sono coinvolgenti, molto viene percepito, può trattarsi di qualcosa che sta al di sotto della consapevolezza normale o qualcosa che può disorganizzare i modi concettuali usuali del genitore. È spesso difficile fare un passo indietro rispetto alla relazione per notare alcuni schemi che causano interruzioni, aumentano la tensione, e bloccano il progredire (forward moving) dell’esperienza percepita.
Ci sono schemi di limiti strutturali che possono essere osservati (per esempio, uno sguardo di avversione nel neonato quando sta accadendo troppo). E ci sono altri casi, non facilmente osservabili, dove il riconoscimento del limite della struttura deve accadere attraverso l’attenzione del consulente rispetto all’esperienza percepita di uno dei partecipanti all’interazione. Una chiave potenziale di limitazione della struttura avviene quando un genitore si sente “bloccato” o dice qualcosa di particolarmente carico riguardo al suo neonato o all’interazione. Questa affermazione può avviare un processo in cui il genitore viene incoraggiato a porre l’attenzione al proprio Felt Sense e viene facilitato il processo di metaforizzazione (Boukydis, 1985b).
Esprimere conflitti impliciti: considerare entrambi le parti
I bambini sono esseri dipendenti. Molti genitori si immergono nella cura per i loro bambini e possono perdere il contatto con i loro propri bisogni. Essi possono avere sentimenti che considerano la loro responsabilità per il loro bambino, mentre cercano anche di prendersi cura di se stessi, ma questi sentimenti possono essere vaghi o minacciosi, in alcune situazioni, può essere utile per il consulente articolare una disparità o un conflitto nei bisogni tra il genitore e il neonato, come un inizio di metaforizzazione delle sensazioni implicite nel rapporto. Questo processo può portare ad una connessione tra la metafora e ciò che è stato implicitamente sentito, e può rilasciare una nuova energia nella direzione di una soluzione.
Una strategia per articolare la disparità o il conflitto è quella di chiedere a un genitore di dare voce a sé e poi di dare voce al neonato per avere uno scambio sul conflitto. Poi al genitore può essere chiesto di fare un passo indietro e di immaginare di essere un mediatore che ha ascoltato entrambe le parti e sta cercando di creare una soluzione che afferma ed eventualmente dà risposta ai bisogni di entrambe le persone.
I genitori come collaboratori nel processo
Piuttosto che intervistare i genitori per raccogliere informazioni, e quindi escluderli dalla fase diagnostica, il modello di consulenza consente ai professionisti di coinvolgere i genitori quali collaboratori in tutte le fasi. Due aree della teoria sono rilevanti per questa prospettiva: La Valutazione contestuale (Fischer, 1978) e migliorare la riflessione di sé (o Focusing: Gendlin, 1969, 1981). La valutazione contestuale enfatizza i modi di creare eventi interattivi tipici tra genitore, neonato e consulente in modo che il peso dato alle percezioni e a ciò che si è verificato, e ciò che ha causato un comportamento particolare, può diventare il fulcro del processo collaborativo. Le spiegazioni alternative e le influenze impreviste sul comportamento vengono considerate. Poi vengono esplorate le possibili influenze sugli schemi comportamentali da parte del contesto, del sistema familiare, e della rete informale sulle relazioni genitore-neonato.
Come detto prima, aumentare la riflessione di sé o il Focusing enfatizza come aiutare i genitori a riferirsi alle sensazioni durante l’interazione e rende capaci i genitori di esprimere il significato implicito negli eventi interattivi complessi.
Integrare le informazioni evolutive ed esperienziali
L’enfasi principale a partire da questa prospettiva è sviluppare una modalità ricettiva per ascoltare i sentimenti dei genitori e le preoccupazioni rispetto allo sviluppo del loro bambino. Nelle valutazioni strutturate ci possono essere input diretti circa lo sviluppo, ma l’enfasi principale è su come un bambino agisce, immaginando che cosa lui o lei possa stare mostrando, o imparando e pensare a come questo sia collegato ad altre aree di sviluppo. Come in una consulenza sull’interazione genitore-neonato, vi è uno sforzo fondamentale per sostenere ciò che i genitori stanno sentendo mentre stanno guardando il loro bambino, per confrontare quanto questo comportamento sia tipico – e anticipare i prossimi passi in sviluppo.
Enfatizzare i punti di forza/atteggiamenti di volontà di migliorare o cambiare
Un altro principio riguarda il rispettare e il commentare le cose che stanno andando bene nel rapporto dei genitori e nell’ interazione in corso con il loro bambino. I genitori sono vulnerabili alle critiche e spesso si trovano in situazioni in cui devono affrontare varie opinioni rispetto a come dovrebbero relazionarsi, o disciplinare il loro bambino.
Uno dei principi importanti nella pratica centrata sul cliente/esperienziale è quella di trovare in ogni persona qualcosa di cui prendersi cura, come base per relazionarsi empaticamente a ciò che sta sentendo (Rogers, 1957, 1975).
Durante la consulenza notare e commentare ciò che i genitori stanno facendo bene e rispettare i loro sforzi per crescere e cambiare è un modo in cui si può generare questo rispetto nella collaborazione.
È molto commovente quando i genitori di neonati prematuri parlano dell’incredibile volontà che il loro bambino ha avuto per sopravvivere alle difficoltà dei primi giorni. I genitori di tutti i bambini sono estasiati, a volte, quando vedono gli sforzi del loro bambino volti a realizzare una nuova abilità. L’attenzione al Felt Sense rispetto a questa volontà e a questo sforzo nel loro bambino, a volte conduce ad un’esperienza di volontà e di sforzo sperimentati come non-separati -”il Noi” ha volontà e sforzo di esplorare, imparare e crescere. Un genitore ha detto: “Quando recupero il mio senso della volontà del mio bambino, non sono solo commosso dal suo coraggio, a mia volta io ritrovo in me stesso questa capacità di volontà, di andare avanti con coraggio.” Ritornare ai ricordi di questa volontà, di questo sforzo, è utile quando le cose stanno andando male nella relazione.
Utilizzare i sentimenti del consulente nell’interazione con il neonato
Ci sono momenti in cui i genitori trovano utile guardare qualcun altro interagire con il loro bambino. Essi possono osservare come si sentono rispetto all’interazione, possibilmente immaginare più chiaramente ciò che il loro bambino sente e come loro avrebbero risposto. Questo tipo di interazione attinge ai sentimenti autentici del consulente, per esempio riportando i loro sforzi per lenire un bambino esigente, e aiuta a costruire la fiducia verso una relazione collaborativa.
Strategie per il processo di consulenza:
integrare i principi centrali del cliente/esperienziali con la pratica attuale
Ci sono un certo numero di strategie per la consulenza sulla relazione genitore-neonato. Qui viene riportata una lista delle strategie o dei modi di consulenza dalle differenti aree di lavoro sulla relazione genitore-neonato.
Attenzione mentre si guarda l’interazione dal vivo di sé/altri con i propri bambini
Il genitore porta l’attenzione al Felt Sense dell’interazione e viene ascoltato rispetto a questo.
Fare una serie di commenti sul sentire del genitore e del bambino.
Possibilità di stati differenti
I genitori vanno avanti e indietro tra quello che stanno/stavano sentendo e ciò che il loro bambino può sentire, e vengono ascoltati rispetto a questo.
Focalizzare/ascoltare mentre si guardano videocassetta con spezzoni di eventi genitoriali
Il genitore guarda il videotape di interazione di genitorialità e porta l’attenzione al Felt Sense e poi viene ascoltato su questo.
Focalizzare/ascoltare mentre si ascoltano registrazioni di bambini che piangono
I genitori ascoltano il nastro, portando l’attenzione al Felt Sense nel loro corpo e poi vengono ascoltati su questo (Boukydis, 1985a, 1985b).
Focalizzare sulla personalità del bambino-compreso su chi lui/lei mi ricorda
I genitori esplicitano la loro percezione della personalità del loro bambino e che il loro bambino ricorda loro: come sono simili e differenti a quelle persone?
Ascoltare i genitori mentre osservano la valutazione strutturata
I genitori vengono ascoltati sulle loro sensazioni rispetto all’osservare il loro bambino che esegue dei compiti oggetto di valutazione nel contesto delle valutazioni.
Rispecchiamento comportamentale/autonomo
A partire da ciò che osservano nel comportamento e da ciò che sentono visceralmente, i genitori cercano di immaginare cosa sta sentendo o comunicando il loro bambino e restituiscono questo o lo rispecchiano al loro bambino.
Seguire come il bambino apprenda, per imitazione o rispecchiamento; il cambiamento dà e prende schemi comportamentali
I genitori passano un periodo di tempo a restituire o seguire i primi passaggi di apprendimento del bambino: possono imitare o rispecchiare le espressioni facciali, i gesti: e possono cambiare, dare e prendere modelli in modo che il bambino apprenda e risponda (Field, 1978).
Dare rispecchiamenti verbali agli atti comunicativi del bambino
Il genitore risponde a/riflette i suoni del bambino, le espressioni.
Formare il genitore all’interazione dal vivo o registrata poi ascoltare/focalizzare
I genitori provano a cambiare i modelli di risposta, possono riguardarsi nella registrazione, per essere ascoltati su come si sentono.
Genitore e consulente fanno ipotesi su cosa stia sentendo rispettivamente il bambino o il genitore
Alternativamente, quando l’uno (genitore o consulente) sta interagendo con il bambino, l’altro ipotizza cosa stia sentendo il bambino in quel momento.
Accentuare il movimento del corpo/ la postura/ le espressioni facciali
Il genitore prova a imitare o accentuare il movimento del corpo del bambino, la postura e le espressioni facciali e poi viene ascoltato su ciò che lui/lei pensa stesse comunicando e su cosa sente rispetto a questo.
Rallentare/accelerare apprendimento e linguaggio le iniziative, discorso; utilizzare una modalità di voce/tatto/espressioni viso
Al genitore viene chiesto di cambiare il ritmo delle interazioni o utilizzare una modalità, poi viene ascoltato su quello che è successo, e come percepiva questo.
Portare avanti le iniziative del neonato; struttura dell’ambiente per facilitare l’esplorazione del neonato
Senza interferire, il genitore immagina cosa il neonato stia facendo nel gioco e quando necessario lo aiuta a seguire con le sue iniziative senza fare le cose per lei/lui (Mahrer, 1978; Maher, Levinson e Fine, 1976; Stollak, 1978).
Chiedere ai genitori cosa stanno sentendo: come ci si sente quando lui/lei fa qualcosa; il genitore dà così informazioni al consulente durante l’interazione
I genitori utilizzando la conoscenza del loro bambino e provando nuovi modelli, danno suggerimenti al consulente, mentre il consulente interagisce con il bambino.
Guardare qualcun altro che si relaziona al bambino; confrontare le somiglianze e le differenze
Il genitore fa attenzione ai sentimenti mentre guarda qualcun altro interagire con il bambino, e poi confronta le somiglianze e le differenze di come il genitore e l’altra persona interagiscono e nel modo in cui il bambino risponde.
Chiedere dove sperimentate l’energia corporea nel vostro corpo mentre interagite con il bambino?
I genitori portano attenzione al felt sense dell’interazione con il bambino e viene chiesto loro come e dove sentono durante l’interazione.
Esaminare il bambino con la mano; i modelli differenti di energia
Ai genitori è chiesto di esplorare il loro bambino con le loro mani e notare le differenze nei modelli di energia che percepiscono (Krieger, 1979).
Come il bambino risponde a orientamenti differenti nello spazio; modi di essere abbracciati; la risposta a ritmi diversi nel gioco/prendersi cura/massaggio
Il genitore prova queste attività, porta l’attenzione al felt sense, nota come il bambino risponde, ed è ascoltato su come sente.
Ascoltare il genitore; le sensazioni principali; chi sta influenzando chi; influenza del clima familiare, schema famigliare
Il genitore è ascoltato su queste prospettive; che cosa sente rispetto al rapporto con il bambino; chi sta influenzando chi; chi si occupa dell’interazione; come le altre relazioni o il clima familiare influenzano il rapporto con il vostro bambino?
Negoziare con un essere preverbale
I genitori danno voce alle loro esigenze, a quelle del loro bambino, poi sono invitati a prendere la posizione esterna di un mediatore e di dare suggerimenti su come risolvere le differenze, in modo che le esigenze di entrambe le persone possano essere soddisfatte.
Conclusioni
Tenendo presente i principi sopra descritti, il lavoro principale del consulente è quello di portare attenzione ai sentimenti genitoriali, tornare alla linea base dell’esperienza genitoriale durante e dopo gli esercizi strutturati, e dare empatia/immaginare l’esperienza del neonato. La consulenza sul rapporto genitore-neonato differisce dalla consulenza verbale o psicoterapia, ma anche le similitudini sono sorprendenti.
Da consulente, si immagina l’esperienza preverbale che prende forma nei loro clienti, si concentra sulla propria esperienza in corso, e cerca di sentire e riflettere sia il “lato” esplicito che implicito della sensazione nei clienti. Un genitore è spesso in una situazione simile con il suo/la sua bambino/a senza il beneficio, o distrazione possibile, del modo verbale.
L’empatia implica sia l’attenzione all’esperienza preverbale (nel bambino, nel genitore, tra di loro), e un’attività di esplorazione per elaborare o aumentare la comprensione di ciò che il bambino potrebbe stare sentendo. Come indicato in questo capitolo, l’uso dei principi derivati dalla terapia centrata sul cliente/esperienziale sono utili per facilitare questo processo.
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