Focusing as a Means to Help a Child with Learning Difficulties
by Lieve Duron
Traduzione Laura Talamoni
Fonte: The Folio, Volume 7, number 1, 1988
Bart è venuto da me all’età di otto anni a causa delle sue difficoltà di apprendimento. Ora ha tredici anni. È un ragazzo con una storia di sviluppo difficile, i risultati sui test di intelligenza sono bassi (70-90 IQ.) La difficoltà risiede anche a livello di organizzazione del cervello come risulta da parecchi esami neurologici.
Ma egli racconta con molto entusiasmo dei diversi tipi di polli che hanno a casa, delle loro oche e altri piccoli animali. Sa come vivono, dà loro nomi individuali. In quel caso le sue possibilità intellettuali si risvegliano. Non ha alcun interesse ad andare oltre. Abbiamo fatto un lungo cammino insieme (quattro anni, una volta alla settimana) con ogni tipo di percorso e infine, nel dicembre 1984, ho deciso di stimolare e guidare in maniera più sistematica la sua modalità più profonda di “pensare”.
Rimanere in contatto con l’esperienza reale è stato sempre presente nel nostro lavoro con i bambini con difficoltà di apprendimento, perché è un modo naturale di fare e i nuovi movimenti educativi (già nel 19° secolo) hanno affermato che fare esperienza è il modo migliore di imparare per i bambini.
La psicologia e la terapia hanno ampliato il concetto di “sviluppo” come un processo che si sviluppa in modo autonomo, parzialmente basato sull’esperienza. Il processo del fare esperienza in sé è stato dichiarato esplicitamente da Gendlin. Anche se ciò era relativo ai problemi emozionali, ho presunto che di base fosse relativo anche al pensare. Ho deciso di dare un’attenzione più sistematica e cura al modo in cui i bambini danno inizio ai loro concetti e significati.
Quasi cinque anni fa abbiamo iniziato dei giochi terapeutici e sessioni di lavoro con Bart. I suoi polli, animali e amici erano sempre i benvenuti. C’era anche una ricca scelta di materiale in modo che i suoi problemi emotivi, funzionali e intellettuali (verbali) dello sviluppo avessero la loro possibilità di esprimersi. Le sue nuove combinazioni e manipolazioni mi hanno fatto ridere molte volte; rispetto al suo progresso i risultati scolastici erano modesti.
I genitori hanno acconsentito che collaborassimo con lui per l’aritmetica. Per me significava innanzitutto rendergli accessibili i sistemi che si utilizzano (sistemi di numerazione e sistemi di misura). Non sono riuscito con Bart ad avviare il sistema dei numeri. Ha generato solo soluzioni false. Egli non è stato in grado di considerare i problemi in modo realistico a causa di diverse ragioni nel suo sviluppo emotivo. Così abbiamo lasciato andare e abbiamo iniziato con la misurazione.
“Mi piacerebbe un nuovo tavolo. Come potrei ordinarlo dal falegname?” Bart aveva tutte le soluzioni che aveva imparato a scuola, ma senza una comprensione reale. Il problema era un problema “morto”. Non l’aveva mai sperimentato. Ho sottolineato, “qui non è come a scuola,”… e ridendo: “Io non sono mai andato a scuola…”
Stavo condividendo il problema con lui, osservando insieme a lui il tavolo che doveva essere rinnovato, mantenendo i miei occhi lì quando lui Bart mi guardava. Ho accettato il fatto che non trovassimo una soluzione e fatto una pausa di riposo, in modo che l’intera situazione si potesse formare; mi ripetevo, come appreso da Gendlin: “Non sappiamo ancora, ma accadrà, troverai qualcosa” in modo obiettivo e amichevole.
Ci volle del tempo per passare dalla scuola ai problemi reali da cui nascono i sistemi di misura. Ma i suoi risultati miglioravano considerevolmente e in modo stabile. Più tardi abbiamo anche avuto l’opportunità di lavorare più a fondo sulla sua personalità irrealistica in modo efficace e potemmo avviare il problema dei numeri.
Ma c’era ancora la grammatica. La scuola non era riuscita ad insegnargli le nozioni di verbo e sostantivo. Nella scuola secondaria questo era diventato urgente. Per imparare queste nozioni di base, ho voluto essere in contatto con la vitalità di tutto il vocabolario e la lingua. Le parole e le frasi contengono “vita”, stanno trasportando le esperienze (per quel motivo possono funzionare come dei ‘ganci’) e questo si riflette nella grammatica. I verbi sono il cuore del sistema e come Parole-Azione sono quelli più mutevoli. Il sostantivo viene al secondo posto ed è stabile e riflette la stabilità delle cose. Naturalmente ci sono anche aspetti puramente formali.
Stavo chiedendo una frase a Bart, “una frase libera e semplice”, e questo era già un compito speciale per lui. Per entrare in contatto con il significato concreto, gli chiesi di disegnarla. Inseguito gli chiesi di ripetere la sua frase richiedendogli di esprimere ogni parola attraverso gesti che esprimessero l’esperienza concreta della cosa stabile (il sostantivo) e del movimento (il verbo). Abbiamo rappresentato le frasi. “Ora mi hai detto che questo è successo ieri… che succederà la prossima settimana, ed entrambi sentiamo che la Parola-Azione sta cambiando. Lo vediamo quando scriviamo la frase”.
La settimana successiva siamo tornati su questo. Come al solito Bart reagì molto rapidamente e continuò con le sue risposte, mentre cercava da me una reazione, e alcune nuove domande per aiutarlo a trovare la via. In pochi minuti era di nuovo tutto confuso, un pasticcio di domande iniziali e poi domande successive che richiedevano risposte. Bart stava richiedendo risposte giuste. Abbiamo rischiato di azzuffarci. Ed è in questo momento che decisi che il nostro rapporto era abbastanza solido per fare un passo avanti e condurre Bart a focalizzare “la sensazione corporea”. Lo avvicinai a ciò chiedendogli: “Dove stai pensando?” – “Nella mia testa”, mi rispose senza alcun dubbio. Infatti, per tutto il tempo il suo volto era teso. A volte esagerava un po’, esprimendo tutto il suo duro sforzo. Ed io proseguii: “C’è un posto migliore per pensare… Rilascialo lì proprio come fai nel rilassamento, e vai al tuo stomaco.” Con un gesto gli ho mostrato il mio stomaco. “Semplicemente aspetta finché arriva lì; il tuo corpo lo saprà.” L’ho fatto io stesso per indurlo a portare la sua attenzione al posto giusto e per creare un nuovo spazio mentre aspettava, rimanendo amichevole e obiettivo.
Sono rimasto davvero sbalordito dalla sua collaborazione. La tensione nel suo viso scomparve e ci fu una concentrazione meravigliosa. Dopo un tempo abbastanza lungo, ha trovato la domanda iniziale e ha ricevuto anche una risposta. È stata una esperienza molto felice e profonda per Bart; era molto tranquillo (il ragazzino iperattivo…) e felice. Adesso era completamente sicuro in modo autonomo. In nessun modo ebbe bisogno di rassicurazione da parte mia. Stavo condividendo questi momenti profondi con lui, dandogli del tempo in modo che queste nuove esperienze potessero formarsi…
Nelle seguenti sedute dopo pochi minuti Bart era di nuovo un misto di risposte e domande. L’ho invitato a lasciare andare tutto ciò dalla sua testa e a lasciare che la domanda iniziale scaturisse dal suo stomaco. “Abbiamo già sperimentato che il corpo lo sa.”
Io stavo con lui nello stesso modo come la prima volta. Ma nelle settimane successive abbiamo dovuto passare attraverso tutti i generi di reazioni, aggressività e confusione. Abbiamo dato la possibilità a tutto ciò (di esprimersi). Il processo di Focusing è diventato più preciso: “Il tuo stomaco non può sapere tutto da solo, ma insieme con la tua testa tu puoi sapere. Poi il corpo conserva molto di più della testa. I “segnali” interiori diventano più chiari. È tutto ciò che serve rispetto a come imparare a pensare.”
Ci sono stati anche momenti di fuga dallo sforzo che questo processo richiede; Bart non era abituato a lavorare in quel modo. Ma la gioia del precedente successo lo incoraggiò e ci riuscimmo quasi ogni settimana. Ora Bart mi dice: “Ho imparato il giusto modo di pensare” e c’è una spontanea quiete e felicità sul suo volto. Mentre la sua mano si volge verso lo stomaco.
